Mission Kampala..Prima vittoria per TWENDE tra gioia e dolore! First victory for TWENDE, between delight and pain!

(ENGLISH VERSION AT THE BOTTOM)

KAMPALA, UGANDA: ALL’AFRICA CUP FOR CLUB CHAMPIONS, TWENDE HOCKEY CLUB CONQUISTA IL QUINTO POSTO.

C’è un detto in swahili che dice “Safari ni safari”, ovvero ogni viaggio (di qualsiasi tipo che sia a piedi, in bici, in macchina, in bus, in barca, sul piki piki, sul daladala, sull’aereo, sul bajaji, sul carretto e su ogni altro mezzo possibile immaginabile in Tanzania), racchiude in sé un’avventura, nel senso che sai quando parti, ma non sai se, quando e come arriverai. Bene, questa spedizione in Uganda, per noi è iniziato con un viaggio di 42 ore con partenza da Dar alle 6 del mattino,

  • nottata passata sul bus alla frontiera di Namanga tra Tanzania e Kenya e ripartenza il mattino seguente con direzione Kampala
  • passaggio a Nairobi con tanto di tamponamento (piccolo) con un camioncino e conseguente, infinita, negoziazione del prezzo del danno con il proprietario del veicolo
  • dopo quattro ore di discussione, finalmente ripartenza per il confine con l’Uganda, passaggio alla frontiera e arrivo a Kampala a mezzanotte
  • scesi dal pullman, troviamo un passaggio da un camioncino e ci facciamo portare in “albergo”, ovvero l’ostello del Comitato Olimpico Ugandese, vicino al campo da hockey.

In tutto questo, l’organizzazione del torneo ancora non si era capita, sembrava che dovevamo giocare il giorno dopo alle 7 del mattino contro una squadra nigeriana, poi alla sera mentre ancora eravamo in viaggio ci dicono che la squadra probabilmente non riuscirà ad arrivare perché ha perso il volo. Eheh iniziamo bene. Per cui noi siamo arrivati il giorno prima del torneo senza sapere se e a che ora giocavamo il giorno seguente. E quali erano le squadre partecipanti. “Fino a quando non vedi fisicamente le squadre, non si sa mai se veramente partecipano oppure no, dicono di si e poi non si presentano…” questa è la risposta che ci è stata data dalla Federazione Africana quando abbiamo chiesto spiegazioni. Neppure la squadra femminile egiziana ce l’ha fatta a partecipare, per mancanza di soldi. Ok, per cui in attesa di sapere come e quando giocare, ci siamo riposati, nei due giorni seguenti abbiamo fatto allenamento e ne abbiamo approfittato per conoscere un po’ Kampala. Abbiamo visitato il centro della città, il mercato, e poi abbiamo anche fatto una gita sul lago Vittoria.

Finalmente dopo tre giorni dall’inizio ufficiale del torneo, giochiamo la prima partita, contro il Weatherhead, squadra campione di Uganda. La nostra squadra TWENDE non è al completo, alcune ragazze non ce l’hanno fatta a venire a giocare per vari motivi, per cui siamo contate!!! Ma entriamo in campo consapevoli che il livello dell’altra squadra non è altissimo e che ce la possiamo fare, c’è tanta emozione e voglia di vincere. E durante la partita in effetti abbiamo dimostrato che la partita la potevamo vincere, abbiamo avuto almeno 5 chiare occasioni da goal, e la pallina l’abbiamo quasi sempre avuta noi. Ma, come sempre, vince chi mette la pallina nella porta una volta in più dell’altra squadra, e il Watherhead in una delle due occasioni che ha avuto per segnare, lo ha fatto. La partita quindi è finita 1 a 0 per Weatherhead, ma non è affatto un risultato che rispecchia la partita, a detta di tutti quelli che l’hanno vista. La delusione è stata tanta, anche perché abbiamo avuto la consapevolezza di potercela fare e del fatto che la meritavamo di vincere noi quella partita.

La partita successiva l’abbiamo giocata contro l’Orange di Nairobi, la squadra campione del Kenya e da 11 anni campione d’Africa. Insomma, la squadra femminile più forte del continente, in due parole. Noi dovevamo vincere per poter accedere alle semifinali, ma sapevamo che sarebbe stata una missione quasi impossibile visto il grande dislivello tecnico, tattico e fisico tra noi e loro. Ma la partita comunque l’abbiamo giocata bene, meglio forse della prima, con meno paura di giocare e con più rabbia. La difesa ha fatto un gran lavoro sebbene abbiamo dovuto rimpiazzare il portiere con una delle giocatrici. Loro hanno attaccato molto, qualche occasione di attacco l’abbiamo avuta anche noi, ma nulla di fatto. La partita è finita 3 a 0 per Orange. Ma questa volta siamo usciti dal campo a testa alta e con la soddisfazione di aver giocato una buonissima partita con la squadra più forte del torneo (che poi in effetti ha vinto la coppa).

Giornata successiva di riposo, e nell’ultima partita valida per conquistare il 5° posto del torneo, abbiamo incontrato il Kampala Hockey Club, l’ultima classificata dell’altro girone; composto da Kampala Club (Uganda); Strathmore (kenya) e GRA (Ghana). Questa volta la partita l’abbiamo giocata bene e vinta, nettamente con un 5 a 0, con goal di Eva Mwakapalila, tripletta di Leah Shane e goal della straniera della squadra, la mzungu Valentina Quaranta.

mission kampalaDal punto di vista hockeystico, il torneo è andato molto bene perché si sono visti i miglioramenti della squadra, abbiamo ricevuto i complimenti di molti. E perché c’è stata la prima vittoria in assoluto per la nostra squadra. Rimane tuttavia la grande amarezza per quella sconfitta con il Weatherhead che doveva essere una vittoria per noi e che ci avrebbe permesso di entrare nelle prime quattro squadre. Il quinto posto ci sta stretto.

Dunque il cammino iniziato sei mesi fa ha portato questa squadra a partecipare per la prima volta ai due tornei più importanti del continente africano, l’Africa Cup of Nations (per le nazionali) che si è svolto a Nairobi lo scorso novembre, e l’Africa Cup for Club Champions (per le squadre di club), che appunto si è svolto a Kampala a inizio gennaio. La squadra è cresciuta molto, miglioramenti ce ne sono stati tanti ma ancora c’è da lavorare molto. Adesso l’obiettivo è quello di diffondere l’hockey in Tanzania, far conoscere questo sport ai bambini e ai ragazzini nelle scuole. E le ragazze della squadra TWENDE saranno proprio loro ad andare a insegnare hockey ai bambini nelle scuole, dopo una breve formazione (vai alla pagina “progetti per avere informazioni più dettagliate sul progetto).

Per cui, dopo un periodo di pausa di circa un mese, riprenderemo le attività con il progetto nelle scuole e nel frattempo la squadra femminile continuerà ad allenarsi, aggiungendo nuove giocatrici giovani.

Concludo il racconto della Mission Kampala con una nota negativa e una positiva. Iniziamo da quella negativa, così ce la togliamo. Nel viaggio di ritorno da Kampala a Dar, il pullman era strapieno di persone e bagagli, tanto che le persone per passare dovevano passare sopra le valigie accatastate nel corridoio. Il pullman si è rotto a metà strada di notte in mezzo alla campagna, lo abbiamo spinto per farlo ripartire ed è arrivato fino a un piccolo villaggio sulla strada da Mwanza a Dodoma, dove però è definitivamente morto.

Così abbiamo trascorso la notte sul pullman, in compagnia delle zanzare e in attesa di sapere se il pullman si poteva riparare oppure no. Il mattino dopo, ancora non si avevano informazioni chiare da parte del personale della compagnia (che nel frattempo ci avevano lasciato totalmente da soli durante la notte a noi passeggeri, e se ne erano bellamente andati in guest house a dormire): sembrava che il pezzo di ricambio dovesse arrivare da Dar, oppure che ci avrebbero trasferito su un altro pullman proveniente dal Burundi..insomma un casino. Alla fine ci siamo ribellati e abbiamo chiesto che ci pagassero il biglietto per salire su un altro pullman diretto a Dar in modo da arrivare a casa in giornata senza rischiare di dover di nuovo dormire li. Dopo infinite discussioni in plenaria, riusciamo a farci trasferire tutti su un altro pullman che fa la tratta Mwanza (nord tanzania)-Dar. A casa siamo arrivati di notte, dopo un viaggio durato di nuovo più di 40 ore (in cui abbiamo anche incontrato una specie di tornado dalle parti di Morogoro), con la schiena a pezzi per i salti (se ti capita idi sederti nelle ultime file è finita, rassegnati a essere sballottato a destra e sinistra come sugli autoscontri, e tieniti pronto a saltare ad ogni dosso che prende il pullman). Ma soprattutto, e questa è la nota negativa, siamo arrivati a casa senza la scarpe da gioco. Infatti durante il viaggio ci hanno rubato 8 paia di scarpe, molto probabilmente è accaduto durante la notte e probabilmente è stato qualche altro passeggero del pullman che ha capito che dentro le nostre borse ci poteva essere qualche cosa di valore. Noi non ci siamo accorti di nulla sul momento, solo ieri sera mentre stavo mettendo a posto la roba, ho realizzato che mancavano le scarpe. Quelle scarpe le avevamo ricevute in dono da Anne, una giocatrice tedesca che aveva deciso di supportare il nostro progetto dandoci una grandissima mano con l’acquisto delle scarpe da gioco, che è una delle cose che mancano di più qui e che sono molto care. Rimangono poche parole da dire, purtroppo è vero, qui non ti puoi mai fidare di nessuno, specialmente se sei mzungu. La rabbia e l’amarezza per episodi di questo genere è tanta, non solo per il valore economico del furto; uno cerca di lottare per andare avanti in tutti i modi, e poi ti devi scontrare con una realtà attorno a te che è dura e complicata da gestire.

Chiudiamo però, con una notizia positiva. A Kampala siamo partiti in 15, e torniamo in 16. Già, perché la nostra portiera Salome ha realizzato di essere incinta proprio durante la trasferta. Purtroppo è riuscita a giocare solo la prima partita perché poi ha iniziato a sentirsi male, però la notizia dell’arrivo di un futuro hockeysta è certamente una bellissima cosa che ci ha reso felici.

La trasferta a Kampala (GUARDA LE FOTO CLICCANDO qui!) dal retrogusto dolceamaro, chiude momentaneamente la stagione delle competizioni per la squadra femminile e apre la fase di lavoro di diffusione dell’hockey nelle scuole a Dar.

Al prossimo aggiornamento, TWENDE!

ENLISH VERSION

KAMPALA, UGANDA: ALL’AFRICA CUP FOR CLUB CHAMPIONS, TWENDE HOCKEY CLUB ENDS UP AMONG THE TOP 5 AFRICAN CLUBS IN AFRICA

There’s a saying in swahili language that goes like ”Safari ni safari”, which means that every journey (every kind of journey.. by foot, bicycle, car, bus, boat, on a pikipiki, on a daladala, on a plane on a bajaji, on a cart or any other mean of transport available in Tanzania…) is an adventure, meaning that you know when you start the journey, but you have no clue on when and how you’ll arrive. Well, our expedition to Uganda began for us with a 42 hours long trip which began at 6 am from Dar, and included:

  • A night spent sleeping on the bus at the Namanga border between Tanzania and Kenya (because in Kenya is not allowed to travel by night) and early departure for Kampala
  • Little car accident in Nairobi city with a minivan, and subsequent, never-ending discussion on damages settling with the van owner..
  • After hours of discussion, hit the road again for Kampala, another custom to cross, and final arrival at midnight in Kampala
  • There we found a lift from a truck to our “hotel”, the hostel of the Ugandian Olimpic Commettee, close to the hockey field.

Yet, we had no clue about tournament organization, it seemed we had to play next morning at 7am against a Nigerian team, but during the evening while we were still travelling we received a call informing us that the opponents probably won’t show up cause they missed their flight… so we arrived without knowing neither the schedule nor the confirmed opponents. “Until teams physically show up you’ll never know if they’ll participate or not, they say yes then they don’t show up..” this the explanation we got from the African Federation when we asked. Also the female Egyptian team couldn’t make it, for lack of funds. So, waiting to know our destiny we had some rest, we practiced for two days and we got to know a little bit of Kampala (the market and the beach on the lake Victoria).

Finally we play our first game on day 3 of the tournament, against Weatherhead, Ugandan champions. Our team TWENDE is not with its full roster, some players couldn’t come so we’re numbered!! But we took the field, knowing that our opponent’s level is not too high so we could make it, there’s a lot of emotion and desire to win. Indeed during the match we showed that we could win, with at least 5 clear scoring chances, manteining good ball possession. But like always, wins who scores the most, and Weatherhead capitalized on one of its two occasions. Final score was 1: 0 for them, a score that unfortunately didn’t reflect values on the field. Deep delusion followed, because we felt we ould have won that game.

Next game we faced Orange from Nairobi, Kenyan champions and African champions for the last 11 years or so. To make it simple, the strongest female team in the continent. We had to win to make it to the semifinals, but we knew it was nearly a mission impossible due to the physical, technical and tactical gap between our teams. We played well tough, maybe better than our first game, with less fear to play and with a more aggressive attitude. Defensively we played well even while being forced to substitute the goalkeeper with another player. They played offensively, we tried something, but nothing, they won 3:0. But we left the field holding our head high satisfied of our overall performance against the team that later would have become champion again.

Rest day followed, and in our last game valid for a 5th place placement, we meet Kampala Hockey Club, last classified in the other pool that featured also Strathmore (Kenya) and GRA (Ghana). This time we not only played well, but we clearly won 5:0, with scores by Eva Mwakapalila (1), Leah Shane (3) and 1 by the mzungu of the team, Valentina Quaranta.

mission kampalaAs a team we saw some improvements and we’re happy for that, we just have this bitter feeling for having lost that game against Weatherhead that could have meant finishing in the top 4 teams.

So, our journey began 6 months ago saw this team take part for the first time to the top two continental competitions, the Africa Cup of Nations (for national squads) in Nairobi last November, and the Africa Cup for Club Championship in Kampala. Team grew and improved a lot, but there’s still room for improvement. Now the goal is to keep developing Hockey in Tanzania, making it more popular among kids in schools. And girls of team TWENDE will be the ones teaching hockey in the schools (check the Projects page in this blog to know more). Therefore, we’ll pause for a month, then we’ll start again with the projects in the schools, in the meantime the female team will keep training, adding new players too.

One final positive and one negative note on this “Mission Kampala”. Let’s start with the negative; on our way back the Pullman was overcrowded as usual, with people literally having to walk over luggages to move back and forth the bus. The bus broke down along the way in the countryside, we pushed it trying to restart it so that we could make it till the closest village on the road between Mwanza and Dodoma, where it definitively broke down..

So we slept in the bus, sharing company with mosquitos, waiting to know if the bus could be repaired or not. Next morning, with no news at all from the company personnel (that left us on the bus at night finding a better place to sleep in a guest house nearby): seemed that the spare part had to arrive from Dar, or that we had to catch a ride on another bus coming from Burundi.. a total mess.. At the end, after never-ending discussions, we managed to obtain a ticket for another bus to Dar es Salaam from Mwanza so we avoided spending another night there. We arrived home at night after 40-plus hours on the road, again (catching up also with some strong wind and a huge whirlwind), with heavy back pains for all the jumps we endured being on the last rows on the bus. But above all, and this is most negative note, we went back without playing shoes. 8 pairs, they had indeed been stolen, probably during the night, probably from some other passenger that scented something valuable in our bags.. those shoes where a gift from Anne, a german player that decided to support our project giving us a big help buying those shoes, something that’s not available here and it’s very expensive. So pissed off, nothing to say; you really can’t trust nobody, and if by accident you’re white, you get it worst sometime. It’s not something easy to deal on an every-day basis.

But let’s close with the positive news. We went to Kampala in 15 people, we came back in 16. Yep, because our goalkeeper founded out that she was pregnant while we were in Kampala. Unfortunately she just played the first game, then began feeling some pain; but the news of a future hockey player is obviously something to celebrate!

The bittersweet feelings returning from our expedition in Kampala (see pictures clicking here!) close the season for the female team, and open a new phase of hockey development in Dar es Salaam schools.

Stay tuned, TWENDE!

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