ALLENAMENTI E PARTITE AMICHEVOLI A NAIROBI

Non tutto il male viene per nuocere..così dice il saggio, giusto?

A Nairobi, anche se non abbiamo giocato il torneo per via degli attentati terroristici, abbiamo avuto la possibilità di poterci allenare sul campo in erba sintetica per due giorni e fare tre partite amichevoli, due contro i club di Nairobi “Sliders” e una contro una squadra universitaria dell’ USIU (United States International University). Anche se le partite le abbiamo perse tutte, 2-0, 5-0 e 2-0, è stata per le ragazze un’ottima oppurtunità per giocare su un campo vero per la prima volta e per confrontarsi con delle squadre femminili, che in Tanzania non ci sono. Il livello dell’hockey in Kenya è sicuramente molto più alto che n Tanzania, qui l’hcokey si gioca da molto più tempo e ci sono molte squadre, anche a livello universitario. In attesa di sapere quando e come si rifarà l’Africa Cup of Nations, intanto prendiamo quello che di buono ha portato con sè questa trasferta e le ragazze ritornano a casa consapevoli un pò del livello di altre squadre femminili negli altri paesi africani e del lavoro che ancora dobbiamo fare per poter comptere con loro alla pari. E meno male che non abbiamo giocato contro i sudAfrica! ehehe

Il city park stadium a Nairobi!

Il city park stadium a Nairobi!

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partita amichevole contro la squadra universitaria USIU (United States International University) di Nairobi

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il pre-partita contro la squadra Sliders di Nairobi

il pre-partita contro la squadra Sliders di Nairobi

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anche il coach in campo!!! ahhaha come ai vecchi tempi!

anche il coach in campo!!! ahhaha come ai vecchi tempi!

il saluto finale con la squadra Sliders di Nairobi dopo la partita

il saluto finale con la squadra Sliders di Nairobi dopo la partita

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AFRICA CUP OF NATIONS POSTICIPATATO A CAUSA DEGLI ATTENTATI A NAIROBI

Nairobi, 27 settembre 2013

ENGLISH VERSION AT THE BOTTOM

Domenica 22 settembre, quando siamo arrivati con la squadra a Nairobi, avevamo poche notizie sulla situazione che si era venuta a creare nelle ore precedenti nella città. C’è qualche scontro, ma la situazione è sotto controllo, così ci hanno detto. Siamo partiti senza particolari problemi e siamo arrivati di notte fonda a Nairobi dopo 18 ore di bus. Non abbiamo notato nulla di strano per le strade, tutto ci sembrava nella norma. Siamo andati a dormire, felici di essere finalmente arrivate a Nairobi e già con il pensiero all’allenamento del giorno dopo. E’ quando ci siamo alzati il giorno dopo che il personale della guest house dove alloggiamo che ci hanno avvertito di quello che era successo da poche ore a Nairobi: un gruppo di terroristi somali, affiliato ad Al-Quaeda, hanno  sferrato un attacco armato nel centro commerciale di Westgate, in una delle zone più benestanti di Nairobi, Westland, frequentato molto da stranieri e ricchi kenyoti.  La zona dove è avvenuto l’attentato è abbastanza distante dal campo e da dove alloggiamo noi, però per motivi di sicurezza il primo giorno non ci hanno fatto uscire dalla guest house e l’allenamento è stato cancellato. Subito ho ricevuto una chiamata dalla Federazione di Hockey del Kenya, che ha organizzato il torneo: “E’ meglio che state dentro oggi, c’è tensione in città, vediamo se domani la situazione migliora potete fare allenamento al campo”. Per cui il primo giorno a Nairobi lo abbiamo passato in guest house, a guardare quello che succedeva fuori, alla televisione passavano immagini di gente morta e ferita, telegiornali di tutto il mondo che parlavano dell’attacco terroristico avvenuto poche ore prima. Un fermo immagine alla tv che riprendeva il fumo che usciva dal centro commerciale, sono salita sul terrazzo della guest house, e quel fumo lo visto li, sembrava meno distante da come ce lo avevano descritto. Nelle ore successive, le notizie hanno continuato a susseguirsi , il numero di morti e feriti continuava a salire ma ancora i  terroristi erano barricati nel centro e non si sapeva quante persone avessero in ostaggio. L’attentato è stato compiuto da un gruppo di fondamentalisti islamici provenienti dalla Somalia, con il nome di  Al-Shaabab, responsabile di guerriglie ed attacchi terroristici contro il governo somalo. Il motivo sottostante all’attacco a Nairobi sembra essere una vendetta contro il governo Kenyota per aver supportato militarmente il governo somalo nella lotta contro il terrorismo interno.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/09/22/news/bilancio_strage_nairobi-67013782/

Il giorno seguente, martedì 23 settembre, abbiamo fatto allenamento regolarmente, senza particolari problemi ne senza la sensazione di essere in pericolo o che la situazione per le strade fosse pericolosa. Alla tv hanno continuato a trasmettere le immagini dell’attacco, i terroristi sono rimasti blindati dentro il centro commerciale facendo saltare in aria delle macchine nel parcheggio fino a ieri, mercoledi 24, quando l’esercito ha fatto irruzione e li ha uccisi. Molte persone sono morte o rimaste ferite nell’attacco, tra cui anche alcuni bambini, e il numero ancora non si è stabilizzato.

Ieri pomeriggio è arrivata una telefonata dalla Federazione Africana che non ci aspettavamo e che ci ha lasciato di stucco: LA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE HA DECISO DI POSTICIPARE IL TORNEO A DATA INDEFINITA (PROBABILMENTE A FINE OTTOBRE) PER MOTIVI DI SICUREZZA IN SEGUITO ALL’ATTACCO TERRORISTICO AVVENUTO A NAIROBI.

http://www.fih.ch/en/news-4743-africa-cup-of-nations-postponed

Strano, di solito questa notizie di solito siamo abituati a sentirle alla tv o leggerle sul giornale; pensando che appartengono a un mondo lontano dal nostro. Questa volta noi qui lo abbiamo toccato con mano, anche se non lo abbiamo vissuto noi di persona, abbiamo visto quello che può causare un fatto del genere sulla vita delle persone e sull’animo di una nazione. Alcuni dei giocatori e della squadra nazionale del Kenya hanno perso amici e parenti nell’attentato. Ecco che una cosa che sembrava fino a ieri fuori dalle nostre vite, improvvisamente ci piomba addosso cambiando il corso degli eventi senza lasciar la possibilità di poter far nulla se non accettare e ripensare al futuro.

Il torneo non si sa quando verrà rigiocato, se ottobre o novembre, sempre qui a Nairobi. Dopo la notizia, la prima domanda che ci è venuta in mente è stata, adesso che cosa facciamo con la squadra? Il dubbio maggiore sono i soldi, per venire qui a Nairobi e stare cinque giorni abbiamo speso già una bella fetta di soldi, comprare i biglietti per venire e quelli per tornare a Dar es Salaam, la sistemazione in guest house, l’assicurazione per le ragazze etc… Dopo la prima notizia della posticipazione del torneo per il ritiro di due squadre, abbiamo comunque deciso di venire prima per poter provare il campo e fare qualche partita amichevole con delle squadri locali. Adesso, per tornare a Nairobi la seconda volta, serviranno altri soldi , almeno 3.000 euro per pagare di nuovo il viaggio, la guest house, l’assicurazione sportiva, pagare il trasporto e il cibo alle ragazze a Dar per venire ad allenamento etc…

Quando l’ho detto alle ragazze, una delle prime domande è stata “ ma torneremo veramente la seconda volta a Nairobi?” Continueremo a fare gli allenamenti quando torniamo a casa? Loro sono a conoscenza di tutto quello che ho fatto per loro e di tutti i fondi che abbiamo a disposizione. Sanno benissimo che per venire qui a Nairobi abbiamo speso molti soldi. Quello che ho detto loro è che a Nairobi la Tanzania ci ritornerà, non sarà facile perché dovrò trovare altri soldi in poco tempo. Ma quello che abbiamo fatto finora, in tre mesi, è troppo grande per poter mollare adesso e,  quello che è successo non ci deve fermare nel raggiungere il nostro obiettivo. Per cui, questa sera torniamo a Dar es Salaam, ci riposiamo qualche giorno, e poi ritorniamo ad allenarci come al solito in attesa che ci dicano quando si rifarà di nuovo il torneo.  Come ho detto alle ragazze, ci hanno fatto cadere, ma ci dobbiamo rialzare e andare avanti.

Se qualcuno volesse aiutarci con un piccolo contributo per continuare a lavorare per raggiungere il nostro obiettivo, l’indirizzo del blog dove ci sono le coordinate per le donazioni e gli aggiornamenti della squadra, è

https://hockeytanzania.wordpress.com/

Grazie a tutti,

Vale

ENGLISH VERSION

When we reached Nairobi on Sunday, September the 22nd, we just had a few news on what was going on in the capital. We’ve been told about some shootings going on, but also that everything was under control. We took the road to Nairobi and we made the 18 hour long trip without problems, arriving late at night. Once in the city we didn’t notice anything on the streets, everything seemed ok. We went to bed, exhausted but happy to finally be in Nairobi, waiting for next day practices. Just when we woke up the guest house staff told us about what actually was happening, with a terrorist group sieging an up town Nairobi mall frequented by foreigners and upper class kenyans. The mall is anyway quite far from the field and oug guest house, that what they told us,  nonetheless for security reasons they didn’t allow us to move around, so the first day of practice was cancelled. I received a call from Kenyan Hockey Federation, the organizing committee: “Today you’d better stay home, we’ll check the situation in town and if it gets better tomorrow you will practice.” So our first day passed by, inside the guest house, watching news on tv reporting about casualties and gunshoots taking place a few km from our place. A camera on Tv was reporting live from outside the mall, pointing to a cloud of smoke raising from the mall, I went to the terrace on our rooftop, and I saw the smoke coming from that place, that was actually non that far as we had been told. The hours passed by with increasing number of casualties and unknown number of hostages inside the mall.

The attack was made by the hands of somalian Al-Shaabab group, responsible for other terrorist acts against the Somali government. Reason for this act in Nairobi is a revenge against Kenian government for supporting the Somaly government in its counter terrorist efforts inside Somalian territory.

Next day, Tuesday the 23rd, we regularly held our practices, without issues and without feeling in danger, or feeling that the situation along the streets was risky. Tv was still reporing on the siege, and we kept hearing blasts until yesterday, Wednesday the 24th, when the army and the special forces definitely took over the building. Many people died, including children, number are still unknown.

Yesterday we received an unexpected call from African Federation: INTERNATIONAL FEDERATION DECIDED TO POSTPONE THE TOURNAMENT ON A DATE STILL TO BE CONFIRMED (PROBABLY BY END OF OCTOBER) FOR SECURITY REASONS FOLLOWING THE TERRORIST ACT IN NAIROBI.

http://www.fih.ch/en/news-4743-africa-cup-of-nations-postponed

Kind of weird, because these are the news you normally see on tv or read on the newspapaper, always thinking that it’s something taking place in a world far from yours. This time we had some kind of direct experience, witnessing what such an act can caouse to the lives of peoples and to a nation as a whole. Some kenyan hockey team players lost friends and relatives in the attack. That’s when something so apparently distant from your life strikes on you, leaving you no chances but to accept it, forcing you to re-group and re-think about the future.

Still no confirmation on when the tournament will be played, if October or November, always here in Nairobi. After what happened the first question that popped to my mind was “Now what shall I do with the Team?” major issue again, it’s the money, because to come here and stay these five days we spent a lot of what we raised so far.. tickets, guest house, insurance, etc..

After the first time last week that the tournament was postponed a few days because of two team’s withdrawal, we decided anyway to come here on time, to finalize the preparation on a good pitch, planning a few friendly matches with local women teams, something we have no possibility to do at home. Now, to come back here again, we will need again other money, at least 3000 Euros mainly for tickets and accomodation but also for sport insurance, food and transports for the ladies to keep practicing in Dar Es Salaam.

When I spoke with the players the first question from them was “We will really come back here in Nairobi? Will we keep practicing once we’re back home?”. They’re all well aware of what I made for them and of the money that are now available. They know that to came here we spent a lot of money. What I told them is that that Tanzania will come back to play, but it won’t be easy because I will have to raise other money in such a short time. The effort that we all put into this for the last three months is too much to quit now, and what happened can’t persuade us from reaching our goal.

So, tonight we’ll travel back to Dar Es Salaam, have some rest days, then we’ll start practice again waiting for some news on the tournament dates. As I said to the players, they made us fall, but we shall raise and go on.

If anybody still wants to help with a small donation to let us keep working toward our goal, here’s the blog where you can find the coordinates to support us and also to read the news on the team:

https://hockeytanzania.wordpress.com

Thanks everybody,

Vale

GRAZIE A TUTTI….THANKS TO EVERYBODY!

ENGLISH VERSION AT THE BOTTOM…

 

Quando, poco più di tre mesi fa, ho ricevuto la chiamata dal segretario della Federazione Tanzaniana di hockey in cui mi chiedeva se li aiutavo a raccogliere i fondi per partecipare con le squadre nazionali all’Africa Cup of Nations e di allenare la squadra femminile, senza pensarci su due volte ho detto di si. Quella notte non ho dormito, mi ricordo che mi giravo nel letto sognando ad occhi aperti. Il giorno dopo la notte insonne, mi son seduta e ho iniziato a pensare che cosa voleva dire cercare i fondi per andare a Nairobi. Di quanti soldi ho bisogno? Ma soprattutto, dove li vado a cercare e a chi li vado a chiedere? Ho iniziato a scrivere mail a tutte le persone che conosco in Italia, amici, parenti, hockeisti… in cerca di aiuto. Poi, altro piccolo particolare … non ho la squadra!!! Di ragazze al campo da hockey fino a quel momento ne avevo viste quattro.. hum… Ok, allora assieme a Magan, l’allenatore della squadra maschile che adesso è il mio “vice”allenatore, ci siamo messi a rintracciare le altre ragazze ad una ad una. “Rimettiamo su in piedi la squadra femminile, vieni al campo, ci alleniamo tutti i giorni al mattino presto,  dai che abbiamo la possibilità di andare a Nairobi a giocare l’African Cup of Nations!” Questo è quello che ho detto alle ragazze quando le ho chiamate la prima volta. La prima risposta che ho ottenuto da molte di loro, è stata diffidenza … “Si, ma poi noi veniamo al campo, ci alleniamo e poi non ci andiamo a giocare perché non ci sono i soldi! Finirà come anni fa, quando la squadra c’era ma poi è morta perché la Federazione non aveva abbastanza soldi per i maschi e per le femmine. ”  Fin da subito ho cercato di spiegare loro che questa volta era diversa, che mi ero presa l’impegno di cercare i soldi per portarle a Nairobi e di allenarle. “Domani mattina alle 6 al campo iniziamo gli allenamenti. Vieni al campo e vedrai”  Il primo giorno erano in tre. Il secondo,  il terzo giorno pure. Poi, piano piano, la voce che la squadra si stava ricomponendo si è sparsa, hanno incominciato ad arrivare, ad una ad una. Dopo un mese, eravamo in 12. Un giorno è arrivata al campo una ragazza che ha chiesto di giocare pur non avendo mai preso un bastone in mano. Happy tra due settimane partirà con noi per Nairobi. Oggi le ragazze sono 16.

Nel frattempo, la corsa contro il tempo per trovare soldi la continuavo di notte, scrivendo mail in Italia cercando possibilità di ottenere qualche fondo e di giorno, andando a destra e sinistra per Dar es Salaam, bussando porte di molti uffici e parlando con responsabili del settore marketing di grandi aziende e banche che di hockey non ne aveva mai sentito parlare e che rimanevano sconcertati del fatto che una bianca stesse chiedendo loro soldi  per uno sport sconosciuto. Dopo mille giri a vuoto, ore di attesa, colloqui etc… la maggior parte delle volte la risposta che mi son sentita dire è stata “Mi dispiace ma non abbiamo soldi”. Beh, in effetti era prevedibile che un’azienda come la Vodacom o la Coca Cola non avessero due soldi da spendere per la squadra nazionale di hockey..Invece per una squadra qualsiasi della serie Z di calcio, si. Ma questi sono i misteri della vita a cui non è possibile dare una risposta. A volte non sapevo se ridere o piangere. Quando sono passata alla Pepsi, manco ci volevo andare. E’ stato Cristian, il guidatore di moto di fiducia che mi ha accompagnato con il suo piki piki (motoretta in swahili) in tutti i giri per Dar es Salaam alla ricerca di soldi, che quel giorno, dopo l’ennesima porta in faccia, mi ha spronato e mi ha detto che prima di portarmi a casa dovevo passare dalla pepsi. Quando sono entrata nell’ufficio Marketing, ho incontrato il signor Arun, un indiano, che il destino ha voluto essere ex giocatore di hockey in India e poi anche in Tanzania anni fa. Si è subito interessato all’iniziativa, entusiasta che ci fosse qualcuno che ancora giocava a hockey in Tanzania. Dopo un po’ di settimane, ho ricevuto la sua telefonata in cui mi diceva che la Pepsi aveva accettato la richiesta di sponsorizzazione. Oramai so qual è la risposta ad una delle domande esistenziali che tutti noi ci poniamo nella nostra vita, tipo Beatles o Rolling Stone? Pizza o pasta? Coca cola o Pepsi? Decisamente la seconda.

E poi nel frattempo in Italia la voce dell’iniziativa si è diffusa e sono iniziati ad arrivare aiuti da amici, hockeysti e non  e anche da persone sconosciute che si sono interessate a questo sogno, o forse pazzia è la parola giusta… Sono veramente tante le persone che mi hanno aiutato in questi mesi, alcune già le conoscevo ed altre ho avuto il piacere di conoscerle lungo questo cammino. Ognuno ha contributo a suo modo, in maniera diversa, rendendo l’obiettivo man mano meno distante, permettendomi oggi di toccarlo con mano. Nairobi è qui, a due passi. Grazie ai ragazzi del CO.P.E., sia in Italia che in Tanzania, che mi hanno supportato fin dall’inizio, grazie ai ragazzi dell’ong di Palermo Tulime, che hanno deciso di supportare l’iniziativa, grazie ai signori della Pepsi, alla Federazione Italiana di Hockey, al gruppo dei Lions Club di Savona, a Roby e agli amici di Messina, ai ragazzi della Marina Militare Italiana, agli amici della Ferrero, agli hockeysti di Bra e tutta Italia, ad Anne dalla Germania e agli amici dell’Adidas che ci hanno aiutato ad ottenere le scarpe, grazie all’allenatrice e amica Ineke che dall’Olanda è venuta ad aiutarci per due settimane con gli allenamenti e ci ha insegnato molto, a Nairara per il supporto con Indiegogo. E grazie agli amici di una vita, a famiglia e parenti, e alle persone che non ho avuto il piacere di conoscere di persona, ma che hanno preso a cuore questo sogno e hanno deciso di contribuire a questa avventura donando un pezzo di sé stessi. Spero di non aver dimenticato nessuno, nel caso, perdonatemi… è l’età che avanza!

Oggi manca poco alla partenza per Nairobi. Le ragazze si sono allenate con impegno tutti i giorni al mattino presto, le ore migliori per evitare il caldo e il traffico tremendo di Dar es Salaam, e due o tre volte la settimana anche al pomeriggio. Stanno piano piano migliorando sia la condizione fisica che tecnica, ma ci vuole molto lavoro e pazienza, ci stiamo preparando per una competizione importantissima di altissimo livello in meno di tre mesi, partendo totalmente da zero.  

Purtroppo, c’è da segnalare una notizia abbastanza negativa, che però esce fuori da quello che abbiamo fatto noi finora qui in Tanzania. Pochi giorni fa, a una settimana dall’inizio della competizione, prevista per il 26 settembre, due squadre che dovevano partecipare all’Africa Cup of Nations si sono ritirate all’improvviso. Si tratta della Nigeria e della Namibia. Sono rimaste quattro squadre femminili, il Sud Africa, il Kenya, il Ghana (che sono le squadre più forti in Africa) e … la Tanzania! Mancanza di soldi che dovevano arrivare dai rispettivi governi, questo il motivo del ritiro di queste squadre. E’ un vero peccato, per noi perché erano le uniche due squadre con cui avevamo qualche chance di giocare forse alla pari, per l’hockey e lo sport in generale, è brutto quando succedono queste cose. La competizione è dunque stata posticipata di qualche giorno, inizierà il 1 di ottobre e durerà fino al 5. Dopo l’amarezza e la rabbia iniziale, quando è arrivata la notizia, ci abbiamo riflettuto abbiamo deciso di partire comunque il 22 per Nairobi, come era previsto. Dobbiamo prendere quello che di buono ha portato questo fatto negativo che ci è calato addosso dall’alto, e utilizzeremo la settimana che saremo a Nairobi per fare allenamenti e partite amichevoli con il Kenya o con squadre femminili di Nairobi. Alla fine, è un’opportunità di poter migliorare ancora e allenarsi su un campo “normale” di hockey, sull’erba sintetica, che le ragazze non solo non ci hanno mai giocato, ma non lo hanno nemmeno mai visto! Aspetto di vedere le loro facce quando lo vedranno, e soprattutto quando si passeranno la palla e vedranno che non salterà!

Oggi giornata di ultimi preparativi, con tanto di conferenza stampa, e domani partenza!

Se penso che poco più di tre mesi fa non c’era nemmeno la squadra, e che oggi siamo a ridosso della partenza per Nairobi, e che televisioni, giornali e radio locali quasi ogni giorno vengono al campo per intervistarci. Beh, è un sogno.

Un sogno che si sta realizzando grazie al contributo di moltissime persone qui in Tanzania e in Europa, specialmente in Italia. Senza il supporto di tutti, non ci saremmo arrivati fino a qui e oggi non potrei scrivere questa lettera.

Una cosa ci tengo a dire, che credo sia importantissima, che la vera sfida sarà dopo Nairobi, per non lasciare che tutto cada nell’oblio di nuovo come anni fa, ci vuole una progettualità per il futuro per sviluppare l’hockey in Tanzania. I soldi che sono stati raccolti finora grazie a questa raccolta fondi e che rimarranno dopo tutte le spese, li donerò alla Federazione Tanzaniana e verranno utilizzati per organizzare altre attività, per andare avanti con gli allenamenti. Ma basteranno per quanto? Per poco. Per andare avanti, ci vuole l’impegno della Federazione Internazionale di hockey, e soprattutto del Governo Tanzaniano per supportare la crescita di questo e di altri sport nel paese. Ma, purtroppo, se la Tanzania è ancora uno dei paesi più poveri al mondo pur essendo pieno di risorse e non avendo mai avuto una guerra civile, il sistema politico locale ha grandi responsabilità sulla lentezza dello sviluppo del paese. Per cui, la vera sfida sarò combattere per poter sopravvivere, continuare a cercare altri fondi per andare avanti, organizzare eventi, costruire un campo decente, accogliere squadre da fuori, andare a giocare all’estero, andare nelle scuole a insegnare hockey ai bambini e ai ragazzini. Ci vuole tempo, ma soprattutto energia e sacrificio. E, se questa esperienza qualcosa mi ha insegnato, è che la testardaggine, quella buona che nasce quando si ha un sogno, alla fine la vince sulla fatica e sullo scoraggiamento che delle volte proprio di viene quando le cose non vanno come vorresti.

Asante sana a tutti quanti. Buona vita

Vale

ENGLISH VERSION!

When just over three months ago, I received a phone call from the secretary of the Tanzanian Hockey Federation asking me to help him raise funds for the national teams and to train the women’s team for  participation in the Africa Cup of Nations, I said yes with no second thoughts. That night I struggled to contain my excitement in my sleep as I tossed and turned in my bed, engrossed in restless dreams. The day after, I sat down  and began to think what it meant to find the funds to go to Nairobi. How much money did I need? And, more importantly, where would I get it from? Who should I ask?

 I started by writing emails asking all the people I knew in Italy for support, including friends, relatives and hockey players. Then there was another problem to deal with – there was no team!!! Until then I had only seen four girls on the hockey field. So, together with Magan, the men’s team coach who is now my ‘assistant’, we contacted the girls one at a time. “We are putting back up the women’s team, come to the field, we will train every morning, we may even go to Nairobi to play in the Africa Cup of Nations!” is what I said to the girls the first time I called them. At first they were suspicious. “Even if we come to the field and train, we won’t go because there is no money. It will be like some years ago when we had a team, but it died because the Federation didn’t have enough money for the men and the women”. From the onset, I explained to them that this time things would be different and that I had promised to find the money to take them to Nairobi and be their coach. “Tomorrow morning at 6 we will start training. Come to the field and see”, I said. On the first day there were three of them, and so it remained for the following two days. Slowly, the word began to spread that the team was recomposing, and they began to trickle in, one by one. One day a girl arrived at the field who had never held a hockey stick in her hand and asked if she could play. In two weeks’ time, she’ll be coming to Nairobi with us. A month later there were twelve of them and today the team has 16 girls.

In the meantime, my race against time to find money continued at night, when I wrote emails back to Italy  hoping to find funds, and in the daytime when I went around Dar es Salaam and knocked on many doors and talked to the marketing managers of big companies and banks who knew nothing about hockey. They were bewildered by a white person asking them for money for an unknown sport. Most times, after having waited for hours and talked at length, the answer was “Sorry, we have no money”. I should have predicted that a company like Vodacom or Coca Cola wouldn’t have money for the national hockey team, but where football was concerned, they would sponsor any team, even from an unheard league. Such are the mysteries of life for which it is impossible to find an answer. There were times when I didn’t know whether to laugh or cry. It was Cristian, my trusted motorbike driver who drove me around Dar es Salaam on his piki piki (motorbike in Swahili) in my search for money, who, after what felt like endless rejections, told me he would take me to Pepsi before leaving me at home. I felt reluctant as I entered the marketing office and met Mr. Arun, an Indian who, as fate would have it, was a former hockey player in India and then also in Tanzania, years ago. He took an immediate interest in my initiative and was enthusiastic that there were still people who played hockey in Tanzania. A few weeks later he called me and said that Pepsi had granted my request for sponsorship. Now I know the answer to one of the existential questions that we all ask ourselves in our lifetime, such as: Beatles or Rolling Stones? Pizza or pasta? Coca cola or Pepsi? Definitely the second one!

In the meantime, the news of my initiative had spread within Italy and contributions started to arrive from friends, hockey and non-hockey players, and strangers who had taken an interest in my dream, though maybe I’d better call it madness! The people who helped me over the past few months are many. I knew some of them already and have had the pleasure to meet others during this journey. Each of them have contributed in their own way, pulling the goal closer and enabling me to see it with my own eyes today, with Nairobi being just round the corner now.

A big thank you to the CO.P.E. guys in Italy and Tanzania, who have supported me from the very beginning. To the friends of Tulime, another Italian ngo, who have also supported this initiative. Thank you to Pepsi, to the Italian Hockey Federation, to the Savona Lions Club, to the friends from Messina, to the Italian Navy guys, to the friends from Ferrero, to the hockey players from Bra and the rest of Italy, to Anne from Germany who helped us to get the shoes from Adidas, to Ineke (Bibi Bomba..ahaha) from Holland, my former coach in Italy who came here for two weeks helping us a lot to improve the team and made a lot of effort to find materials in Holland to bring here. And then thanks to my lifelong friends, to my family and relatives, and to the people I didn’t have the pleasure to meet in person, but who believed in my dream and decided to contribute to this adventure by donating a piece of themselves.

There is only one day before our departure for Nairobi. Every day the  girls have been training relentlessly in the early morning to avoid the heat and the heavy traffic of Dar es Salaam, and twice or three times a week in the afternoon too. The girls’ physical fitness and technique are gradually improving, though a lot of hard work and patience are called for since we started from scratch and are now training for a momentous top-level competition to take place in less than three months.

Unfortunately something quite bad happened a couple of days ago, but is something that we can’t handle and it’s out of our possibility to change. We have got the news one week before the official start of the Africa Cup of Nations, that two teams have retired themselves from the tournament suddenly. Lack of money and lack of support from the Government is apparently the reason. It’s really a bad thing, for us, because Nigeria and Namibia (these are the teams), were the only two teams of the tournament that we could have some chance to play with at the same level; and for the development of hockey and sport in general is always a bad news when something like this happen. Now, there are four women team: South Africa, Kenya, Ghana (the strongest teams in Africa), and..Tanzania! The tournament has been postponed to the next week, starting on the 1st of October to the 5th. After the disappointment and anger caused by this news, I thought twice and together with the team staff, we decided to leave anyway on the 22th of September and the week that we will be there in Nairobi before the competition will start, we will train on a good pitch and have some friendly matches with teams from Kenya. For us it will be a good opportunity to still grow up on the technical part and the girls will have the opportunity to make the experience to play on an Astroturf. The don’t just have never played on Astroturf, they even have never seen one! So I’m waiting for to see their face expression when they will see a real pitch and will play on it for the first time. We have to take the good that comes out of bad news, so we will use this time for train and try to improve before the competition will start.

Today we all pack the bags, there will be also a conference, and tomorrow we leave..destination Nairobi!

When  I think that just over three months ago there was no team and that today we are about to go to Nairobi, and that the local TV stations, newspapers and radios are coming to the field every day to interview us, I can really say that a dream has come true.   

This dream has materialized thanks to the contribution of many people in Tanzania and in Europe, especially in Italy. Without the support I have received from all of you we would never have made it and I wouldn’t be here writing this letter today.

The big challenge will be after Nairobi, when it will be the time to plan the development of hockey in Tanzania. The money that I collected and the amount that hopefully will remain after all the expenses in Nairobi, I will donate to the Tanzania Hockey Association in order to continue with some activities and the training with the women team. But how long will this money last? Not for long. It will be enough maybe to organize a couple of tournament or trip to somewhere in the country. The big step forward has to be taken by the big stakeholders, starting from the International Hockey Federation and the Tanzanian Government, will have to decide what they want to do. Increase the impact of this sport in Tanzania, get more players starting activities in the schools, promoting sport for women etc… organizing tournaments, training for local coaches..and most important… build a new pitch with Astroturf. These are the needs here in Tanzania. It will takes time and effort and sacrifice. But if there is something that I’ve learned from this experience is that the stubbornness that rises when you have a dream, can beat the difficulties and frustration the might come up when the things don’t go has you planned or take time to change.

Asante sana to you all.

 Vale